Marcello's profileIn continuo mutamento...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January 30 Il grande statistaBettino statista levantino E' un bel gesto quello del cognatissimo Paolo Pillitteri, che a 8 anni dalla morte di Bettino Craxi dedica un libro all'uomo che lo trasformò nel sindaco di Milano. Ed è comprensibile che la figlia Stefania e il figlioccio Luca Iosi si prodighino per raccontarlo in una fiction: essendo entrambi titolari di società di produzione tv, con buone entrature in Rai e in Mediaset, non difettano dei mezzi necessari. Si comprende un po' meno la processione di politici e commentatori di ogni colore intorno alla memoria del defunto e presunto 'statista' per esaltare la 'modernità' del suo 'riformismo'. In un paese serio, a chiudere la questione basterebbero le tre sentenze definitive emesse dalla Cassazione (due condanne a un totale di 10 anni per le tangenti Eni-Sai e Metropolitana milanese; una prescrizione per le mazzette dalla berlusconiana All Iberian). O i 40 miliardi di lire giacenti nel '93 sui suoi tre conti svizzeri personali, gestiti non dai tesorieri del Psi, ma dall'ex compagno di scuola Giorgio Tradati e poi dall'ex barista Maurizio Raggio, e destinati agli "interessi economici anzitutto propri di Craxi" (sentenza All Iberian). Ma, dicono i nostalgici, "Craxi non può essere ridotto ai suoi guai giudiziari". Infatti ci sono pure quelli politici. Economia: sotto il governo Craxi (1983-87) il debito pubblico balza da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire e il rapporto debito-Pil dal 70 al 92 per cento. Lotta al terrorismo: dopo aver caldeggiato, per fortuna invano, la trattativa tra Stato e Br durante il sequestro Moro, nel 1985 Craxi sottrae al blitz americano di Sigonella i terroristi palestinesi che hanno appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un turista ebreo disabile; si impegna a farli processare in Italia, poi fa caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi e lo spedisce in Iraq, gradito omaggio a Saddam Hussein. Politica estera: ancor più filoarabo e levantino dei democristiani, Craxi appoggia acriticamente l'Olp, ben lontana dalla svolta moderata, paragonando Arafat a Mazzini; spalleggia e foraggia il dittatore sanguinario somalo Siad Barre; e nel 1982, durante la crisi delle Falkland, si schiera addirittura con i generali argentini contro la Gran Bretagna. Politica istituzionale: è il primo a picconare la Costituzione in vista della 'grande riforma' presidenzialista e ad attaccare le procure, che vorrebbe assoggettare al governo. Politica industriale: sponsor delle partecipazioni statali come grande macchina succhiasoldi e nemico di ogni privatizzazione, prima con i decreti Berlusconi e poi con la Mammì consacra il monopolio televisivo incostituzionale dell'amico Silvio, che fra l'altro paga bene e cash. Frequentazioni: dopo aver insultato Norberto Bobbio ("ha perso il senno") ed espulso galantuomini come Bassanini, Codignola, Enriquez Agnoletti, Leon e Veltri, il satrapo garofanato si circonda di faccendieri come Larini, Troielli, Giallombardo, Mach di Palmstein, Parretti, Fiorini, Chiesa e Cardella, per non parlare dei suoi legami con Gelli e Calvi e del suo consulente giuridico Renato Squillante. Oltre a decine di 'nani e ballerine', Craxi riesce a candidare al Parlamento Gerry Scotti e Massimo Boldi. Se sarà realistica, insomma, la fiction si annuncia avvincente. Marco Travaglio Post scriptum Contrariamente a quanto annunciato, con tanto di comunicato ufficiale, dal programma Terra di Canale 5, nella puntata dedicata a Bettino Craxi, la mia intervista sulle condanne e i soldi rubati dall'ex leader socialista non è andata in onda: richiestami espressamente dalla redazione, girata e registrata venerdì pomeriggio sul ponte di Castel Sant'Angelo dalla brava collega Anna Migotto, è stata bloccata stamane dal democraticissimo direttore del Tg5 Clemente J.Mimun, che non l'aveva nemmeno vista. Un veto ad personam, insomma, come mi ha raccontato al telefono Tony Capuozzo. Lo ringrazio comunque per aver pensato a me, ma per il futuro lo esorto a tener sempre presente per chi lavora. Così, onde evitare di perdere tempo con me e di far perdere tempo a me: tutti dovrebbero sapere che esistono degli appestati che è meglio non avvicinare, nè tantomeno intervistare, per non prendere il contagio. E io sono fra questi. Non ho mai fatto ammazzare commissari di polizia, non ho mai rubato, non ho mai avuto amici mafiosi, non ho parenti agli arresti domiciliari: insomma, sono incensurato. Dunque è naturale che in casa Mediaset io debba essere censurato. January 17 La Sapienza e Sua SupponenzaIeri mattina, sentendo le notizie riguardanti l’urgenza che il buon Ratzinger aveva di andare ad aprire l’anno accademico alla Sapienza, ho pensato a quanto sarebbe stato strano sentirlo parlare in quello che teoricamente dovrebbe essere un luogo deputato alla scienza, alla cultura, all’apertura mentale e alla laicità. Sarebbe stato un po' come vedere Fini suonare il bongo alla Festa dell’Unità o Fidel Castro aprire la parata del 4 luglio a Washington. Così, se riguardo agli studenti non avevo dubbi (dopo tutto lo sono anch’io), sono rimasto piacevolmente stupito del fatto che un buon numero di docenti e ricercatori dell’università la pensasse come me. E questo certamente mi rende orgoglioso della mia università! E’ chiaro, infatti, che all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza il Papa non era per niente benvoluto, e anzi la sua visita appariva quantomeno inopportuna, almeno per una buona percentuale di persone che lì ci studiano e lavorano. Ieri sera, poi, mi è giunta la notizia (da mia madre raggiante ndr) che la visita era stata annullata, ovviamente con un comunicato stampa che fa sembrare Sua Supponenza una povera vittima a cui non è stato permesso parlare. Ci sarebbe tanto da commentare sul confine tra “divieto” e “critica”, laddove se nel primo caso si potrebbero usare toni apocalittici da fine democrazia, nel secondo caso (ossia la realtà dei fatti) niente di tutto ciò sarebbe giustificato alla luce della libertà di espressione (Art. 21). E parleremmo quindi dell’ipocrisia, tutta italiana, di chi questa linea l’ha magistralmente attraversata. Oggi come ieri, (probabilmente) come domani: vendere fumo facendo leva sul senso comune. Ma se questo è il prezzo da pagare per avere un po’ di rispetto verso la laicità dello studio (per quella dello Stato l’attesa sarà lunga), a me va benissimo… almeno fino a quando ci sarà un Marcello Cini a denunciare pubblicamente le invadenze papali. Ricordo che Ratzinger è un oscurantista, un presuntuoso fondamentalista (che già nel ’90, da cardinale, affermava “fuori da Roma non c’è salvezza”!), un uomo che ritiene la fecondazione assistita un crimine, l’omosessualità una devianza, la ricerca e l’aborto dei peccati. Un uomo che vive in un mondo completamente slegato dalla realtà (è convinto che i problemi della società si risolvano discutendo dell’esistenza o meno del limbo) e che ha anche l’indelicatezza di voler imporre la propria persona dove non è gradita o dove non è opportuna (vedi Turchia o Auschwitz con discorso in…italiano!). Un uomo, infine, che ama invadere costantemente il territorio altrui (basti pensare alla pessima figura di inizio anno nell’incontro con il sindaco di Roma). |
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