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January 27 Giornata della Memoria27 gennaio: per non dimenticare...
LA MEMORIA NON SI CANCELLA !
Ricordiamocene tutti...oggi e sempre!
. January 26 Un uomo correttoIl vecchio e il nuovo
Furio Colombo
Due sere fa, nel corso del programma Ballarò vi era stata accesa discussione sul conflitto di interessi di Silvio Berlusconi. Fedele Confalonieri, sinceramente stupito, ha esclamato rivolto a me: «Come è possibile che lei, che è stato per anni vicino ad Agnelli, si scandalizzi per la ricchezza di Berlusconi?». La risposta è stata facile: «Agnelli aveva per le istituzioni il rispetto di ogni altro cittadino, e non si è mai sognato di governare». Ma è stato in quel momento (in pausa del programma) che il conduttore Giovanni Floris ed io ci siamo detti: «In questa puntata è necessario ricordare Leopoldo Pirelli». I tempi televisivi si sono mangiati tutto, ed è rimasta a Floris solo la possibilità di dire il nome di Pirelli nel giorno della sua morte, alla fine della trasmissione.
Eppure quel nome era il senso di tutto, per capire la faglia dentro cui in questi anni è scivolata l’Italia, dove - secondo alcuni - essere imprenditori non è più una responsabilità verso un intero Paese, ma soltanto una quotidiana protezione di interessi. Ora il problema non è se quegli interessi siano legittimi. Lo sono (e solo Berlusconi è un caso a parte, la invasione di una potenza economica nel campo politico per motivi e tornaconto personali). Il problema è osservare quanto sia diventato stretto l’orizzonte. Pensate a una scena come quella di Vicenza, in cui centinaia di imprenditori si prestano a fare da clack fanatica e volenterosa a un leader politico in declino, durante una impropria campagna elettorale che violava ogni regola europea, occidentale e democratica. E domandatevi se quella cerimonia di pubblica umiliazione di un imprenditore (Diego Della Valle) da parte di un altro imprenditore, Silvio Berlusconi, travestito da candidato premier avrebbe potuto avere luogo se Leopoldo Pirelli fosse stato presente, seduto in quella platea.
Si è detto, nelle molte rievocazioni di questi giorni (la più bella e toccante quella di Scalfari su la Repubblica) che Pirelli era schivo e timido. È vero, e con lui si parlava sempre in modo appartato, non attraverso una tavola o in un largo gruppo di persone. E non perché ci fosse qualcosa di segreto o esclusivo in ciò che diceva. Ma detestava l’idea di gettare un peso - il peso di uno dei maggiori imprenditori italiani - nel mezzo di qualunque conversazione. Come appare strana la parola “liberale” in un mondo, e in una società italiana, e in un mondo imprenditoriale in cui è stato liberale Pirelli. Eppure la sua presunta timidezza che era soprattutto desiderio di non interferire, di non invadere spazi e intimidire, benché involontariamente, chi lo ascoltava, non è stato silenzio. È stata una presenza civile e democratica che ha profondamente influenzato la vita e la società italiana, ha dato un punto di riferimento a Milano, un senso alle relazioni industriali, un capo e una coda ai discorsi sulla presunta prepotenza dei sindacati, un segnale di rispetto e di dignità nei confronti del lavoro. Con lui attivo e presente non avrebbero potuto esserci convegni in cui giovani imprenditori dedicano applausi da stadio a Giulio Tremonti, autore della non dimenticata crescita zero, fenomeno unico nella storia della Repubblica italiana. Mi piacerebbe, in questo giorno di ricordo affettuoso di un protagonista di questi decenni per cui ho avuto amicizia, ammirazione e stima, una di quelle persone che potevi citare con un certo orgoglio viaggiando all’estero, mi piacerebbe stare fuori dalle modeste (penose) questioni quotidiane che la vita italiana di oggi propone ogni giorno. Mi piacerebbe, ma come fare, visto che - ricordando Pirelli - tutto di lui evoca onestà, discrezione, rispetto quasi sacrale per la Costituzione nata dalla Resistenza, attenzione quasi maniacale a non interferire mai con le Istituzioni della Repubblica, meno che mai per screditarle o ridicolizzarle. La sua persuasione era che il ruolo di un imprenditore è prendersi responsabilità, non intonare il lungo lamento che quelle responsabilità le scarica ogni volta sugli altri. Pensate che avrebbe avuto senso con lui intavolare il discorso della competitività e della innovazione che non ci sono per colpa di questo governo (come ci sentiamo dire anche in questi giorni) proprio mentre i conti pubblici riprendono ad accostarsi a normalità, legalità, trasparenza restituendoci decoro nel mondo? Ecco come ricordo Leopoldo Pirelli. Un uomo serio e sereno che ha fatto della responsabilità (verso il suo Paese, non solo verso i suoi affari) un punto di riferimento, che avrebbe avuto orrore di usare e abusare del suo agio e del suo potere per fare da megafono alla sua voce e togliere la voce agli altri, che non dimenticava che una impresa è parte di un Paese e che quel Paese è segnato dalla Storia, dalle istituzioni, dalla vita democratica, dal mondo di chi lavora e non solo dal mondo di chi “fa impresa” (come si dice oggi, ma l’espressione non era sua). E dalla cultura. La conosceva, la frequentava, ne era parte, e non si sarebbe mai sognato di trasformarla in prodotto per uso e beneficio personale. Capisco che a molti lettori giovani tutto ciò potrà apparire una affettuosa esagerazione. Pensate, era vero. Per questo, il rimpianto.
Chi fosse interessato al sopracitato articolo di Scalfari su Pirelli può cliccare QUI
January 25 Un fine settimana speciale
Il sabato si era presentato subito ottimamente, col Napoli che in 10 batteva gli odiati veronesi (Hellas Verona: la tifoseria + razzista d’Italia), continuava nel mgliore dei modi con la sconfitta della Juve e si concludeva con l’Inter che continuava nella propria marcia trionfale e strappava ai romanisti il record assoluto di vittorie consecutive. Nel pomeriggio il Napoli aveva continuato il suo campionato trionfale, fatto di vittorie striminzite, difesa impenetrabile, attacco stitico, gioco inesistente e lunghi sonni dei tifosi (anche perchè quando gioca bene, come a Cesena o l’ultima a Lecce, non vince). Ironia della sorte, mi ero sorbito tutto il 1° tempo, addormentandomi per la noia e avvelenandomi per l’espulsione di quell’imbecille di Calaiò (ma possibile essere così fessi da fare un fallaccio a centrocampo e lasciare la propria squadra in inferiorità per tutta la partita?), mentre il 2° - che dicono essere stato un pò meglio del primo - non l’ho visto perchè studiavo! Grande eh? Fatto sta, con i bastardi veronesi, ultimi in classifica peraltro, non si poteva proprio non vincere! Vero è che quando manca il nostro arciere in attacco la situazione diventa critica: nonno Sosa può giocare solo 20 minuti e così Mr. “Difendi-Difendi” Reja si ritrova con Bucchi unica punta e De Zerbi alle spalle… i gemelli del goal proprio Con tutto il rispetto per gli azzurri, però, il momento clou è stato il fischio finale della gara di Mantova! L’ evento più atteso da mezza Italia, quella che ama il calcio (per cui di conseguenza odia i carcerati) e vorrebbe farlo diventare uno sport pulito: la Juventus perde la sua prima partita! Goduria unica, anche perchè anche qui il risultato l’ho saputo solo dopo. I gobbi (che questo campionato non dovevano nemmeno giocarlo, visto che per illeciti si va in C; ma per qualcuno la giustizia non vale…) hanno perso, finalmente! In serata mi sono rivisto un pezzo di replica…come era bello vedere scritto “MAN 1 – 0 JUV” Domenica è stato senza dubbio il gran giorno! Emozioni forti da evitare ai deboli di cuore; la tensione che mi mette una partita di basket è imparagonabile ad ogni altra cosa, roba da infarto! In un Palabarbuto che ha registrato il nuovo record di affluenza (4’987) e di incasso (78’560 euro), nonchè la solita bolgia infernale sugli spalti, la Eldo Napoli ha letteralmente MASSACRATO l’Armani Jeans Milano 84-58. Se usassimo l’ultimo visto per comprare un bel centro americano (io mi accontento di Jamison di Avellino o di Martinex, passato da Scafati a Teramo) anche il quintetto titolare sarebbe al top, e a quel punto saremmo veramente più forti dell’anno scorso, francamente nessuno avrebbe potuto soltanto immaginarlo dopo la partenza di Greer! Alcuni dicono che il giocattolo ora come ora non va modificato per paura di rompere gli equilibri trovati, ma qui non si tratta di sostituire un giocatore già in rosa (ad esempio acquistando un play di riserva al posto di Spinelli, troppo discontinuo …capisco che l’operazione comporterebbe dei malumori), bensì bisogna tappare l’unico buco persistente! Oltre all’eccellente panchina, abbiamo degli esterni ottimi dal perimetro, giocatori imbattibili come atletismo (in questo Morandais, Trepagner e Sesay in Italia non hanno rivali), lunghi atipici (Sesay e soprattutto il fenomenale Rocca)… basterebbe prendere un centro di peso per competere anche sotto i tabelloni (Cittadini è imbarazzante) con Siena, Treviso e Milano! January 23 Dopo VicenzaVi lascio un commento di Scalfari a mio avviso molto centrato e concreto.
E' lungo, ma se potete leggetelo perchè ne vale la pena.
Se Prodi cadrà, la sinistra scomparirà
di EUGENIO SCALFARIL'ampliamento della base militare Usa a Vicenza sembrava una piccola cosa, una bega di cortile. Invece, con una reazione a catena, sta provocando un parapiglia. Rifondazione, Verdi, Comunisti e pacifisti sciolti e a pacchetti pretendono, quasi come ritorsione, che l'Italia si ritiri dall'Afghanistan dove il nostro contingente sta da cinque anni sotto le bandiere della Nato in quanto Paese membro della Nato e sta sotto le bandiere dell'Onu in quanto Paese membro dell'Onu. Il rischio d'una crisi di governo si profila. Il rifinanziamento della missione si farà con decreto, ma poi, entro marzo, il decreto dev'essere convertito in legge. Il rischio che almeno al Senato la conversione sia respinta esiste ed è decisamente elevato. Sono sei o sette i dissidenti dell'estrema sinistra decisi a votare contro anche a dispetto dei rispettivi partiti e non pare, allo stato dei fatti, che valga a recuperarli qualche solenne promessa di ridiscutere con gli alleati gli obiettivi e la natura della missione e neppure la blindatura del voto di fiducia. La verità è che la loro dissidenza non è controllabile dai partiti di appartenenza. Di provocare la caduta del governo se ne infischiano. Si direbbe anzi che la auspichino. L'errore fu d'averli portati in Parlamento pur conoscendone il carattere e l'ideologia del tanto peggio tanto meglio che alligna in quelle teste pseudo-rivoluzionarie. Ci sono tre possibili alternative a questi ipotetici accadimenti. La prima è di riuscire a convincerli. Improbabile. La seconda è appunto di blindare il voto con la richiesta di fiducia: esito molto incerto. La terza è una votazione non blindata con il soccorso bianco ma determinante da parte dell'Udc e forse perfino di Forza Italia. Che però potrebbe determinare, a quel punto, non la semplice dissidenza d'una manciata di cani sciolti, ma di interi partiti della sinistra massimalista e uno spettacolare cambio di maggioranza. L'ipotesi non è del tutto irreale, ma è evidente che si balla sul filo del rasoio e si producono ulteriori fenomeni di distacco e disincanto nella pubblica opinione. Eppure. Eppure negli ultimi dieci giorni le cose avevano preso una diversa piega. Sembrava, ad ascoltare la tivù e a leggere i resoconti dei giornali e i commenti di gran parte degli osservatori, che la riunione di Caserta avesse messo in evidenza l'impotenza decisionale di Prodi, la débãcle dei riformisti, la netta supremazia della sinistra radicale. Anche l'agenda delle priorità che il governo si proponeva di affrontare entro il 2007 (dopo aver ottenuto entro i termini prestabiliti l'approvazione della Finanziaria che avrebbe invece dovuto essere la sua tomba secondo le previsioni dell'opposizione) era stata immediatamente definita aria fritta. Ma i fatti sono invece andati in modo alquanto diverso. Li enumero. Mercoledì scorso governo e sindacati hanno approvato all'unanimità un documento di riforma del pubblico impiego, basato sui principi dell'efficienza, della meritocrazia, della mobilità, dei percorsi per stabilizzare i lavori precari e di sanzionare gli impiegati improduttivi, di incentivare lo smaltimento rapido degli esuberi. Questo documento servirà di base alla stesura del contratto e, per le parti che debbano essere trasformate in norme, per la formulazione di un'apposita legge. Il ministro Bersani ha ricevuto nel frattempo il via libera dal governo di presentare entro il corrente mese di gennaio la lista dei provvedimenti di liberalizzazione da lui preparati. Prodi dal canto suo ha preso la decisione di consentire l'ampliamento della base militare Usa a Vicenza, questione assai controversa sia per ragioni di pacifismo ideologico sia di diverse valutazioni ambientali. In quegli stessi dieci giorni dopo Caserta il ministro degli Esteri ha compiuto l'ennesimo viaggio in Medio Oriente, tra Arabia Saudita, Egitto e Palestina, ribadendo i cardini della linea politica del nostro governo che privilegia i negoziati e il dialogo anche con i due Stati-canaglia (Siria, Iran) come principale via per pacificare la regione. Il governo ha convocato il primo incontro con i sindacati per iniziare l'esame delle questioni che regolano il nuovo assetto delle previdenze sociali, degli ammortizzatori e delle pensioni. Un incontro è già avvenuto con i rappresentanti delle piccole imprese, dei commercianti, delle cooperative, degli artigiani. Naturalmente ciascuna di queste iniziative ha provocato reazioni positive e negative. Ne esamineremo tra poco la natura. Tutto ciò - lo ripeto - è avvenuto nei dieci giorni da Caserta a oggi. Fatti alla mano, non mi pare che si possa accusare il governo di ignavia, passività, impotenza, galleggiamento. Molte altre critiche e anche acerbe gli possono essere rivolte e gli sono infatti state rivolte senza risparmio, ma queste no. Sta procedendo speditamente sulla strada che si era prefissa e sulla quale ha avuto il voto degli elettori. Per completezza - e prima di proseguire l'analisi dei fatti e del loro significato politico - ricordo che a Torino mercoledì scorso il ministro Padoa-Schioppa, invitato dal rettore a svolgere una conferenza su Altiero Spinelli, è stato contestato con urla e petardi fin nel cortile dell'Università, da 50 rappresentanti di centri sociali, Cub e frange estreme di studenti, ed è stato seguito con attenzione e applaudito da 600 studenti e docenti nell'aula in cui parlava. Due giorni dopo è toccato a Prodi d'esser fischiato da un centinaio di fascisti che lo hanno accolto col saluto a braccio teso all'Università Cattolica di Milano, dove l'aula magna gremita l'ha invece lungamente applaudito isolando i disturbatori. Purtroppo di questi episodi la televisione e gran parte dei giornali hanno registrato con le immagini e i titoli i fischi dei pochi sottovalutando gli applausi dei più. Non credo per faziosità, ma per canone. Quale canone? Mi sembra interessante affrontare anche questa questione. Spesso noi giornalisti tendiamo ad evitarla perché in qualche modo ci riguarda direttamente. Ma mi valgo in questo caso d'una annosa esperienza e invoco l'attenuante del mio stato di anziano pensionato. Alla mia età, tra tanti guai e lamentazioni, c'è almeno il privilegio di poter dire senza riguardi ciò che ci aggrada. È uno dei pochi vantaggi che la vecchiaia porta con sé. * * * Le agenzie di stampa danno notizie. In ordine cronologico. Quelle che ritengono di particolare interesse per i loro abbonati le fanno precedere da un suono che le sottolinea. I telegiornali e soprattutto i giornali, oltre alle notizie pubblicano anche opinioni, analisi, retroscena. L'oggettività della notizia è accompagnata dalla soggettività dei commenti. Ma anche l'oggettività della notizia contiene una buona dose di soggettività che stabilisce le pagine in cui sono pubblicate, il rilievo tipografico, il titolo che le sintetizza. Il limite alla soggettività proviene dalla deontologia la quale vuole che le notizie siano complete. I cattivi giornali spesso ignorano questa prescrizione deontologica; i buoni giornali invece la rispettano, almeno formalmente, ma non sempre sostanzialmente. Spesso accade infatti che una parte della notizia sia messa in rilievo nel titolo e nel testo e un'altra parte relegata tra due virgole o quasi. Qual è il criterio prevalente, faziosità a parte? Il criterio è l'eccezionalità. L'uomo che morde il cane (come ho già detto altre volte) è una notizia più importante perché eccezionale, del cane che morde l'uomo (a meno che non l'ammazzi). Un presidente del Consiglio fischiato è certamente una notizia d'eccezione. Il presidente d'un governo di centrosinistra fischiato da attivisti fascisti lo è invece molto meno. Un ministro dell'Economia che adotta una politica di rigore, contestato da un gruppo sparuto di sinistra massimalista non è un fatto eccezionale ma del tutto normale. Quando Berlusconi a Vicenza attaccò lo stato maggiore della Confindustria in un convegno promosso da quei maggiorenti e fu accolto dall'ovazione d'una platea di industriali, quella fu un fior di notizia e giustamente tenne banco per mesi (lo tiene tuttora). Quando i tre segretari dei sindacati confederali sono stati contestati dagli operai di Mirafiori, quella fu un altro fior di notizia. Ma il Prodi fischiato dai fascisti e il Padoa-Schioppa contestato da un gruppetto di Cobas e centri sociali, queste a mio avviso non sono notizie che meritino particolare rilievo. Invece su alcuni giornali, e non dei minori, hanno avuto sette colonne di testata di prima pagina e l'apertura nei telegiornali delle ore 20. Naturalmente c'è una giustificazione: la linea determina una scelta. È perfettamente legittimo che un giornale abbia una sua linea e quindi è legittimo che compia le sue scelte (soggettive). Avviene nei "media" di tutto il mondo e quindi anche in Italia. Il mercato dei "media" è uno dei pochi luoghi in cui vige una concorrenza accanita, che riguarda molteplici aspetti. Riguarda anche la politica, ma lì la varietà concorrenziale è minore: o si sta col governo o si sta con l'opposizione o si sta in mezzo. In teoria la posizione deontologicamente più corretta sarebbe quella di stare nel mezzo, a volte da una parte a volte dall'altra secondo il giudizio sui singoli fatti. Ma questa, appunto, è teoria. In realtà quest'imparzialità cosiddetta anglosassone non è mai stata adottata neppure dagli anglosassoni. C'è sempre una tendenza, un sentimento, un umore dominante che fa pendere da una parte i piatti della bilancia. La dominante nella maggior parte dei "media" italiani, per fortuna con qualche rilevante eccezione, tende verso forme di neo-centrismo. Gli attori politici ed economici conoscono benissimo questa inclinazione mediatica e infatti l'agenda neo-centrista viene adottata da gran parte dei giornali e dei telegiornali; è stato così con il governo Berlusconi e lo è con il governo Prodi. Con una differenza notevole: Berlusconi possiede metà dell'universo mediatico nazionale e Prodi no; Berlusconi disponeva d'una maggioranza di cento deputati e cinquanta senatori mentre Prodi ha un solo senatore di maggioranza e, sulla questione Afghanistan, probabilmente neppure quello, sia che metta la fiducia sia che non la metta. Mi domando che cosa potrebbe accadere dopo. *** Dopo, se la crisi non sarà in nessun caso evitabile, ci sarà un governo di transizione con il compito di approvare alcuni provvedimenti economici urgenti e la riforma della legge elettorale. Sarà un governo del Presidente (della Repubblica) come sempre avviene nei governi transitori, con compiti e tempi ben delimitati. Credo che a quel punto il partito democratico nascerà veramente, dettato non solo dall'opportunità ma dalla necessità. Credo anche che, dissolte ormai le coalizioni, la legge elettorale sarà mirata a limitare se non ad escludere del tutto i partiti che si sono dimostrati ribelli o incapaci di tenere a freno le loro frange estreme. Infine si andrà a votare, in autunno o al massimo nella primavera 2008. Fare previsioni ora per allora è impossibile. Certo il baricentro politico si sarà spostato e non certo verso la sinistra. Chi avrà seminato vento raccoglierà tempesta, o meglio: tornerà a casa con le classiche pive nel classico sacco. January 12 Lentamente muoreLentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
January 11 IL SILENZIO è D'OROE' meglio stare zitti e sembrare stupidi
piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio.
(Confucio)
January 09 Fiesta!Con il mio iPod nelle orecchie (che piacevole sensazione, dopo tanti mesi), ascoltando una bella - seppur casuale – compilation di Renato Zero, 99 Posse e altre canzoni sfuse, mi accingo a ripercorrere queste giornate di festa…
Devo dire che non ne ho avuto mai l’occasione, e mi accorgo che molto spesso raccontare qualcosa diventa un problema: sebbene siano stati giorni liberi, l’idea di confrontarmi con un foglio world un po’ mi spaventava…opazioni troppo difficili! Le ore passano, le giornate volano e lo studio? Faticosamente torno al mio status di studente: riprendere è sempre complicato, specie dopo una pausa di 4 mesi, ma l’8 febbraio ho l’esame e dovrà essere un 30. Natale e Capodanno son abbastanza ripetitivi, anche quest’anno nulla di che, oscillo tra la quotidianità ed i miei desideri più repressi…se non fosse per il fatto di essere stato 2 giorni in Famiglia, arriverei a definirli “giorni assai noiosi”! Peraltro ho vinto 2 partite su 2 a Risiko - evento mai successo, io che ho sempre sfortuna con i dadi – ho conquistato continenti, sbaragliato la concorrenza ed eliminato entrambe le volte il Michelozzo! Tutta questa fortuna al gioco…si vede che questo per me è proprio un periodo no! Mi dispiace non aver parlato per niente con Sabi, ci avrei voluto passare più tempo. Ora invece se ne riparlerà a febbraio, forse, chissà… A Capodanno la solita festa a casa di Jaja, ci ha preso gusto ormai; solo che stavolta eravamo davvero troppi: più di 80 persone tutte assieme, molte più dell’anno scorso, la casa era un puttanaio più che altro! Jacopo è sempre fantastico, più lo vedo e più ne rimango affascinato, ma non sono feste per me. A me piace il dialogo, la possibilità di parlare, amo i gruppi ristretti con 10-15 persone massimo. I Capodanni così affollati mal li digerisco, non mi ambiento e non mi sento a mio agio. L’unica forma di comunicazione possibile è il “ciao come va?” ripetuto a pappagallo a persone sconosciute di cui ignori perfino il nome (e quando te lo dicono tu lo scorderai 5 secondi dopo, con quella musica rimbombante), oppure quello della vecchia sana pomiciata appartati in una camera :))) Ma quando non hai la ragazza, diventa una palla! Quest’anno ho deciso di non bere per niente, sia perché la macchina la volevo portare io dopo, sia perché la prova dell’anno scorso mi è bastata e avanzata, e rischiare di ubriacarsi sarebbe stata una gran cazzata. E così son andato avanti a suon di Coca Cola, così la notte ero pure ben sveglio, concedendomi solo il brindisi ed un bicchiere di rosso. Subito si son creati 2 spazi separati, o meglio….in soggiorno musica dance sparata a tutto volume per ballare, far bordello e rovesciare vino (non oso pensare a come era la casa il giorno dopo, mi spiace non esser andato a pulire), e in camera di Jaja i 3-4 “dissidenti” che si rifugiavano in metal, hard rock e simili. Poco dopo l’una ho capito che era il momento di andare, non prima di aver scambiato quattro chiacchiere con una ragazza dell’Erasmus a Parigi, Enrica, molto carina e veramente simpatica. Proprio mentre stavo entrando in macchina ha iniziato a piovigginare, e io ho avuto la brillante idea di passare dal centro che era chiuso dalla polizia per i vetri per terra (piazza Venezia era coperta…i soliti geni). Di conseguenza le strade limitrofe erano più trafficate dell’A1 a Ferragosto: tutto bloccato! A quel punto ho deciso di allungare fino a Trastevere e così mi son fatto un giro per i miei luoghi…a volte mi serve, mi riappacifica con me stesso….la proverbiale “forza dei ricordi”! In tutto questo son tornato alle 3.30, cioè esattamente 2 ore in macchina, quando di notte da Jacopo a casa ci vogliono 10 minuti, ma…io sono io, il solito Marcello…naturalmente strano! Preferivo passare quel Capodanno come 9 giorni prima, con rzml, con Marcello, con Maria, con tutti gli altri. Ho provato molta invidia per chi in quel momento stava a casa della Manu, avrei voluto conoscerla da più tempo e starci anche io. Quel ragazzo ha un qualcosa che mi affascina, non so che, ma è una sensazione a pelle. Nel frattempo continuo a provare le stesse sensazioni di allora, ogni volta che una nuova email ricevuta fa tornare la mia mente a quella notte magica: che bella persona che è Maria :) Nonostante le mie mancanze zerofolli, appena arrivato a casa le uniche cose che mi tornavano in mente erano quel sorriso sincero e quella voce che diceva “resta un altro po’, no?”
January 05 Discussione politicaPoiché mi preme chiarirere l’argomento, riporto qui il seguente commento per farne un intervento a tutti gli effetti e avere così la possibilità di un vero contradittorio, cosa che manca (e mi manca) nei blog MSN.
Allora Marcè...mi sembra doveroso risponderti....
La finanziaria è una manovra con cui il governo sceglie le entrate e le uscite PER L’ANNO SUCCESIVO! In pratica è come se io e te stabilissimo l’ordine del giorno per l’intero 2008 (non per il 2007, xchè se vogliamo far quadrare i conti avremmo dovuto pensarci già l’anno precedente), perciò tu diresti “ci servono 300 euro per i vestiti e 500 per il cibo”, io risponderei “in più servono 400 per i libri e 300 per i videogiochi” …benissimo, da dove li tireremo fuori questi 1500 euro? Se noi abitassimo assieme, non potendo andare in passivo, automaticamente dovremmo trovare qualcosa che ci permetta una spesa simile! In più in Italia c’è da fronteggiare un ulteriore problema, il DEFICIT PUBBLICO, che va ad aggravare le nostre finanze. E’ come se noi due per 10 anni avessimo sforato la quota pattuita, e invece di spendere 1500 euro ne avessimo spesi 5000: si crea un buco di 3500 euro che qualcuno prima o poi dovrà ripianare….o no? Il problema è che, oltre a rimettere in sesto l’economia del Paese, un governo serio (e con “serio” non voglio dire “infallibile”, perché ogni uomo commette errori, ma “responsabile” e “dotato di senso civico”) deve pensare anche, soprattutto, allo SVILUPPO del Paese stesso!
Per tutte le ragioni sopra elencate quando tu scrivi “Grazie Prodi perché questo Natale ho pochi soldi da spendere”fai un doppio errore: Cosa diavolo c’entra il fatto che l’opposizione abbia indetto una manifestazione di protesta? Peraltro è molto curioso il fatto che Berlusconi, che per anni ha offeso e vituperato la “piazza”, ora sia lui stesso ad usarla e ad elogiarla (strumentalizzandola) così tanto…! In ogni modo c’è la libertà di opinione ed ognuno può organizzare un corteo, è pienamente legittimo; quello che fa male è che in Italia ci sia ancora gente (ed è sempre di più) che dica “la politica italiana è una presa in giro”! Tutti siamo bravi a parlare…
I tuoi hanno più tasse da pagare? Evidentemente prima o le evadevano o, volendo credere nella loro onestà, comunque pagavano meno di quello che avrebbero potuto! E visto che siamo tutti italiani, il Paese lo dobbiamo risollevare insieme! Non perchè lo dice Prodi, Berlusconi o il papa, ma perchè l’economia europea (a cui noi rispondiamo in quanto membri dell’UE) pone delle scadenze inderogabili! Ma tu lo sai che in Svizzera (cioè dietro casa nostra) qualche anno fa venne fatto un referendum popolare e furono i cittadini stessi a SCEGLIERE di pagare più tasse per assicurarsi i servizi dallo Stato? E secondo te gli svizzeri sono geni sovrumani oppure semplicemente hanno capito che le infrastrutture e lo stato sociale costa? E che se io non pago le tasse oggi mi sento meglio ma domani me la piglierò in quel posto? La verità è che bisognerebbe avere la maturità sufficiente per capire che, se bisogna risanare i conti urgentemente, occorre fare un sacrificio economico! Proprio come quando un padre di famiglia che ha un debito mai pagato, pur di non andare in galera è disposto a pignorarsi tutto! Solo che finchè si rimane nel personale allora sì, ma quando parliamo dello Stato nessuno riconosce più il BENE SUPREMO! Ecco cos’ è la coscienza di popolo! January 01 Buon annoAuguri per un 2007 pieno di "S":
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Spiritualità.
Lo so, non ho scritto Sesso:
faccio auguri, non miracoli...!
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